Allarme impianti di Biogas anche l’energia pulita può inquinare – da La Repubblica del 09/05/2012

IN 2 ANNI I NUMERI SI SONO TRIPLICATI;ENTRO IL 2012 SI ARRIVERA’ A QUOTA MILLE

E’ UNA CORSA AI “CERTIFICATI VERDI”.IL RISCHIO E’ LA SPECULAZIONE SULLA PRODUZIONE PER GODERE DEGLI INCENTIVI E RISPARMIARE SULLA COSTRUZIONE.

Il Biogas,tra le fonti energetiche rinnovabili,sta cominciando a creare più problemi che vantaggi. Soprattutto da quando è diventato la nuova Gallina dalle Uova d’Oro per l’agroindustria.

La questione è spinosa,un altra bella opportunità si stà sprecando nel nome delle speculazioni permesse dalla legge e incentivate con i soldi pubblici,I NOSTRI.

In  due anni gli impianti si sono triplicati, e supereranno i mille a fine 2012.Sfruttano liquami e sottoprodotti agricoli,o anche prodotti appositamente coltivati,come il mais.Sono per lo più grandi,i più insostenibili,fatti per vendere energia. E’ in atto una vera e propria corsa al Biogas agricolo,giustificata dall’inseguimento ai cosiddetti “certificati verdi”.

Chi produce energia elettrica avrà diritto se il suo impianto sarà messo in cantiere entro la fine del 2012 (nel 2013 si cambierà un poco),a vedersi riconosciuto un prezzo di 0,28 centesimi al Kilowatt,contro gli 0,07 del prezzo di mercato. Così i cittadini pagano due volte l’elettricità. Un impianto da un Megawatt (il massimo ammissibile per ottenere i certificati verdi) è un investimento di circa 4 milioni di euro ammortizzabile in 3-4 anni che poi darà una rendita netta di un milione di euro l’anno.Allettante per chi fà sempre più fatica a guadagnare con l’agricoltura o l’allevamento. Il nuovo decreto sulle rinnovabili,in vigore dal 2013,prevede tagli dell’incentivi alle forme di energia verde per “allinearli a quelli europei”,ma in realtà per il Biogas non saranno consistenti,restando su una soglia variabile ma sempre molto conveniente.C’è dunque da presumere che la corsa non si fermerà dopo il 2012.

Chi viaggia attraverso Piemonte,Lombardia ed Emilia probabilmente avrà già visto a margine di alcuni campi due grandi cupole affiancate,spesso colorate di verde.Sono i “digestori” degli impianti,in cui si immettano le Biomasse(liquami zootecnici,letame,sfalci agricoli,scarti di produzione ma anche insilati e coltivazioni) affinchè siano trasformate dai batteri.Questi rilasciano metano,il quale serve a generare energia elettrica con un motore (che produce anche calore),e intanto avanzano un digestato che può essere utilizzato come ammendante o concime nei campi.In teoria il ciclo è perfetto:si usano scarti per produrre energia che può servire all’azienda stessa ed essere venduta se è in eccedenza,e ciò che avanza si può ancora utilizzare.

Sarebbe ottimo se l’impianto fosse piccolo,confinato all’interno del ciclo produttivo aziendale,ma visti i prezzi che spunta l’energia è diventato molto conveniente fare impianti grandi,da parte dei consorzi(non sempre riconducibili ad agricoltori),che hanno scopo principale di speculare sulla sua produzione. Per le singole aziende sarebbero sufficienti impianti da 20 o 50 Kw ma  gli impianti più grandi,dai 250 Kw in su si stanno diffondendo a macchia d’olio,non più soltanto al Nord. Le procedure per l’autorizzazione sono semplificate,e seguono un iter molto veloce che i cittadini apprendono quando è già stato approvato dalla conferenza dei servizi. Non rimane poi tanto tempo per fare valere le proprie ragioni.

Ma perchè Opporsi?
L’assenza di norme più definite e restrittive e la discrezionalità delle Regioni non abbastanza sfruttata,fanno si che autorizzino impianti a fini speculativi,costruiti troppo vicini all’abitazioni o in siti sbagliati,che pongono seri problemi di sostenibilità e mettono in discussione la buona produzione agricola.

Gli impianti sono rumorosi,maleodoranti e alcuni studi cominciano ad evidenziare come non siano privi di emissioni nocive.
Averli a pochi metri da casa può diventare un Incubo!!

Poi c’è il problema della sostenibilità: questi grandi impianti incentivano trasporti di “Materia Prima”da digerire con relative emissioni e traffico. C’è un forte impatto sul paesaggio e sul consumo di suolo agricolo per quanto ne occupa l’impianto stesso,ma più di tutto perchè il problema di produrre energia per venderla e ammortizzare i costi induce gli agricoltori a coltivare cibo per metterlo direttamente nei digestori. Questa forse è la cosa più grave di tutte.

I grandi impianti prevedono un utilizzo di un 75% di liquami e un 25% di materia solida per funzionare in maniera accettabile,per fare soldi. Il Mais rende tantissimo come solido e la tentazione di sforare la quota del 25% è forte: già oggi ci sono impianti che consumano in prevalenza Mais.E’ sbagliato da un punto di vista Etico ma anche Ecologico. Un Mais che non si mangia più può ricorrere ad un uso dissennato di chimica,fertilizzanti e antiparassitari, inquina e mina la fertilità,consuma uno sproposito d’acqua. Per un Megawatt si devono sacrificare almeno 300 Ettari.Non è difficile immaginare che così si finirà per compromettere l’agricoltura,non solo di qualità.

E stanno venendo fuori nuovi problemi.Pare che in Germania,leader in Europa per il Biogas,affiorino delle perplessità.C’è chi ha ipotizzato che le contaminazioni da E.COLI che hanno paralizzato il mercato dell’ortofrutta continentale l’anno scorso fossero state causate dalla diffusione di digestati di Biogas non proprio “puliti”. Se gli scarti non rimangono nelle aziende e incominciano a viaggiare,controllarli diventa molto difficile. Per ora nessuno ha smentito queste Tesi,ma basti dire che anche la Svezia altro paese all’avanguardia da anni,obbliga a pastorizzare i liquami in ingresso e i concimi in uscita dalle aziende per evitare contaminazioni.Forse non è nemmeno un caso che la regione Emilia Romagna nelle sue linee guida abbia vietato impianti a Biogas nei territori dove si produce Parmigiano Reggiano. E’un pericolo che andrà approfondito,ma non osiamo pensare cosa potrebbe succedere se s’inizieranno come alcuni detrattori prevedano,a utilizzare senza controllo rifiuti urbani umidi.

Oggi in Italia ci sono tantissimi comitati locali che si oppongono al Biogas,o almeno lo chiedono fatto in maniera ragionata.Un fenomeno importante: si stanno riunendo in coordinamenti regionali e ne sta nascendo uno Nazionale.Pretondono nuove regole,certe e più restrittive;incentivi soltanto laddove il Biogas rappresenta una vera energia pulita che utilizza scarti veri (non cibo o rifiuti urbani);lo vogliono lontano dalle zone residenziali e fatto senza compromettere un agricoltura che,occorre ricordarlo,prima di tutto serve a vendere cibo e non energia.

CARLO PETRINI

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