Biogas, a volte si vince: a Bruno fanno marcia indietro

E’ di oggi l’articolo pubblicato sulle pagine di Asti del quotidiano LA STAMPA che conferma il ritiro da parte dell’azienda proponente del progetto per un impianto a biogas sotto molto aspetti simile a quello in disputa a Cunico.

Il comitato Ambiente Valle Versa offre le proprie congratulazioni all’amministrazione comunale di Bruno ed in primis al suo Sindaco, Manuela Bo, che hanno avuto prontezza e forza sufficienti per schierarsi immediatamente al fianco della popolazione nella difesa del proprio territorio dall’ennesimo caso di speculazione “verde”.

(clicca sull’articolo per ingrandire)

In queste frenetiche settimane di attività, da quando verso fine luglio la popolazione della Valle Versa ha scoperto il rischio che un nuovo ed ulteriore impianto di biogas venga costruito sotto le proprie case, tante sono le lezioni che abbiamo imparato. Ci sembra sia arrivato il tempo per riassumerne alcune principali.

    1. NON SIAMO SOLI. Nel bene o nel male la nostra esperienza è condivisa da sempre più realtà diffuse nella provincia di Asti come nel resto del territorio nazionale. Grazie ai forti incentivi economici offerti per questo tipo di impianti sono sempre più numerosi i progetti in corso di autorizzazione. I guadagni sono considerevoli. Per fare l’esempio concreto dell’impianto proposto a Cunico, i proventi derivati dalla vendita all’Enel dell’energia prodotta ammontano a più di 2.200.000 Euro l’anno per i prossimi 15 anni a venire. Le spese sono relative: gli impianti  richiedono poca o nulla mano d’opera per la propria gestione, le materie prime necessarie sono di scarso valore (deiezioni animali e biomasse da colture poco pregiate), il costo dell’impianto è facilmente ammortizzabile nel breve (N.D.R.: cifre e dati estratti dalla documentazione di progetto).

   Ma gli incentivi non sono solo economici. La formulazione della legislazione nazionale a supporto delle fonti di energia rinnovabile ha infatti creato le premesse per spianare la via alla costruzione di impianti di questo tipo. Mentre da un lato si consente di considerare impianti fino a 999 kw alla stregua di attività direttamente legate alla conduzione di una singola impresa agricola – dimensioni certamente non congruenti per esempio con una realtà di agricoltura collinare come la nostra – dall’altro, le procedure di autorizzazione semplificata previste di fatto rendono quasi automatica l’approvazione dei progetti presentati.

   In parte questa situazione verrà modificata con l’entrata in vigore della nuova legge del 6 luglio 2012. In recepimento alle direttive Europee con questa legge, a partire da inizio 2013, cambieranno sia la metodologia di calcolo degli incentivi quanto le forme di autorizzazione, premiando in entrambi i casi la “filiera corta”, ovvero l’approvvigionamento locale, e l’utilizzo di biomasse di risulta anziché da coltura dedicata.

   Forse anche per l’approssimarsi di questa modifica legislativa sembra che ci sia stata negli ultimi mesi una particolare recrudescenza dei progetti presentati. Da informazioni non confermate pare che, nella sola provincia di Asti, siano ben sette gli impianti attualmente in fase di autorizzazione, sia tramite procedura di Autorizzazione Unica da parte della Provincia o semplice P.A.S. di diretta gestione delle singole Amministrazioni Comunali.

2. CI POSSIAMO UNIRE.  Spesso, quasi sempre, per la natura stessa di questi impianti, la loro dislocazione è caratterizzata dall’essere in zone rurali, a scarsa densità demografica, nei pressi di piccoli paesi dove magari la popolazione è in larga misura costituita da pensionati. Questo è più o meno il caso di Cunico, paese di circa 500 anime tra le colline del Monferrato Astigiano. E’ facilissimo sentirsi intimoriti da argomenti complessi e tecnici. Per altro, non ci stanchiamo di ripetere, il tema delle energie rinnovabili non è di così immediata interpretazione: giustissime nell’intento, la loro applicazione va però vagliata caso per caso a verifica dell’effettiva sostenibilità del singolo impianto.

   Quello che va però ricordato è che, per il loro stesso proliferare,  sono sempre più diffuse le realtà che hanno dato vita a comitati di cittadini che vogliono esprimere il diritto democratico ad avere voce in capitolo sul futuro del proprio territorio. A volte basta pochissimo, come alzare il telefono e fare una chiamata, per scoprire che poco lontano qualcun altro ha già vissuto un’esperienza analoga ed è ben felice di condividere con te quanto ha imparato e scoperto  e per non sentirsi più così alla mercé di poteri economici insormontabili.

3. OGNI REALTA’ HA UNA STORIA DA INSEGNARE. E’ probabile che ogni singolo caso per quanto simile abbia le proprie particolarità. Non è possibile partire dal presupposto che, per esempio, il caso di Bruno si possa calare su qualsiasi altra realtà. E’ sicuro però che confrontarsi con chi ha vissuto o sta vivendo storie analoghe, condividere le strategie adottate, i contatti utili raccolti è di grandissima utilità. E’ quanto è successo a noi infatti proprio con Bruno – e qui una piccola correzione all’articolo apparso sulla Stampa, il comitato Ambiente Valle Versa è in stretto contatto con l’Amministrazione di Bruno già da alcune settimane, e ringrazia per avere ricevuto da questa la massima condivisione e collaborazione a sostegno della propria causa. Non solo, ma grazie al tam-tam che siamo riusciti a creare sul web sono innumerevoli gli aiuti di professionisti del settore, altri comitati ed organizzazioni ambientaliste che abbiamo ricevuto. E pensare che siamo in pieno periodo di ferie!

4 . OGNI PROGETTO HA UNA FALLA. E questo ve lo può confermare qualsiasi progettista. Quindi non perdetevi d’animo e spulciate, spulciate tra le righe e le norme di legge. Se guardate con attenzione ed un po’ di malizia qualcosa lo troverete di sicuro. Magari nascosto tra le righe dello stesso progetto proposto per l’autorizzazione. A volte basta un nonnulla per far cadere un castello di carte. Di sicuro dalla nostra esperienza stiamo imparando che in questo tipo di battaglie sono sicuramente importanti le azioni di protesta che coinvolgono e rendono partecipe la popolazione – indispensabile nel suo supporto – ma che allo stesso tempo il vero terreno di scontro è costituito da cavilli di legge e normative. Ci siamo posti una regola, abbiamo abolito ogni timidezza. E grazie a questo abbiamo scoperto che nulla vieta di contattare direttamente, per esempio, l’ufficio provinciale dell’ARPA  richiedendo chiarimenti e delucidazioni. Un po’ di buone maniere e un approccio informato danno grandi risultati.

Tutto ciò detto, qui in Valle Versa siamo purtroppo ancora ben lontani dal poter condividere i festeggiamenti che sicuramente stanno impegnando la popolazione di Bruno. Però sappiamo che ci stiamo muovendo e che probabilmente stiamo offrendo una inaspettata e costruttiva opposizione. Che stiamo dimostrando che la nostra valle non è il Far West, terreno vergine libero ad ogni conquista.

Il Comitato

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