In contemporanea con lo svolgimento della Conferenza, ecco il documento presentato dal Comune di Cunico

Riportiamo di seguito il documento contenete le osservazioni ed i pareri contrari alla costruzione dell’impianto a biogas in esame presentato dal Comune di Cunico alla Conferenza dei Servizi di oggi 30 agosto.

Ricordiamo che il documento è stato redatto in PIENA COLLABORAZIONE CON IL COMITATO AMBIENTE VALLE VERSA.

 

 

PREMESSA:

 

 

 

In data 8 Agosto 2012 il Consiglio Comunale di Cunico si è riunito in sessione Straordinaria Urgente e in seduta pubblica per deliberare in merito all’istanza di realizzazione dell’impianto proposto da MOLINASSO Energy ed oggetto della corrente procedura di autorizzazione unica.

Anche in base al parere negativo espresso dalla Commissione Agricoltura del Comune già allegata agli atti, e pur sottolineando la propria posizione di favore nei confronti dell’utilizzo di fonti rinnovabili di energia elettrica, il Consiglio Comunale ha votato all’unanimità una Deliberazione in cui si esprime netto parere contrario alla costruzione dell’impianto suddetto per manifesta insostenibilità ambientale. Nel corso della seduta è stata data lettura dei pareri che, secondo specifica competenza di questo ente, ci accingiamo a esprimere in seguito.

 

E’ stato inoltre deliberato che eventuali misure di compensazione così come previste dal DM 10/09/2010 non possono essere considerate coerenti con la motivata opposizione del Consiglio Comunale alla costruzione dell’impianto, risultando conseguentemente inaccettabili.

 

 

 

PARERE ESPRESSO DAL COMUNE DI CUNICO IN CONFERENZA DEI SERVIZI:

 

 

1. IN MERITO ALLA NON IDONEITÀ DEL SUOLO, PER PROPRIA COMPETENZA DI PIANIFICAZIONE E TUTELA PAESAGGISTICA-TERRITORIALE, IL COMUNE DI CUNICO SI ESPRIME COME SEGUE:

 

 

 

1.1 VERIFICA AI SENSI DELLA D.G.R. 30/01/2012 n. 6-3315

 

 

Con il Decreto Ministeriale del 10 settembre 2010, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 219 del 18 settembre 2010, sono state emanate le “Linee guida per l’autorizzazione degli impianti alimentati da fonti rinnovabili”; le stesse sono entrate in vigore il 3 ottobre 2010, con ciò ponendo la Regione nelle condizioni di adottare i provvedimenti necessari a tutelare i territori piemontesi di pregio, evitando la compromissione delle loro caratteristiche peculiari, tra le quali non vanno sottaciute ma evidenziate in particolare quelle estetiche, naturalistiche ed agricole.

In particolare, al punto 3.4 della  Deliberazione della Giunta Regionale 30 gennaio 2012, n. 6-3315 si legge:

Al fine di limitare il consumo di suolo agricolo ad elevata capacità d’uso, i terreni classificati dai vigenti PRGC a destinazione d’uso agricola e naturale ricadenti nella prima e seconda classe di capacità d’uso del suolo sono inidonei all’installazione di impianti a biogas con potenza elettrica superiore o uguale a 250 kW che utilizzino una superficie di terreno classificato dai vigenti PRGC a destinazione d’uso agricola e naturale superiore a 1,5 ettari.”

In ottemperanza alle normative e alla Deliberazione sopra citate, il Comune di Cunico ritiene interpretazione non idonea quella presentata dal proponente in fase di richiesta di autorizzazione, ovvero che la superficie di terreno a destinazione d’uso agricolo utilizzata da considerarsi sia limitata alla sola “area utilizzata per l’impianto e aree accessorie (strade, cortili, piazzali, spazi di manovra, ecc.)” – vedi pag.5 del documento Verifica ai sensi della D.G.R. 30/01/2012 n. 6-3315 agli atti – ma debba bensì includere l’intera superficie dell’area indicata a progetto quale sito dell’impianto, ovvero i 3,36 ettari dati dalla somma delle superfici delle particelle agrarie interamente interessate dal progetto.  Si ritiene che ogni altra interpretazione sia pregiudizievole e non rispondente alla normativa vigente.

Inoltre, allo stesso punto di cui sopra, la Deliberazione stabilisce che:

 

Il proponente, qualora ritenga di effettuare un approfondimento a scala aziendale in relazione all’attribuzione della classe di capacità di uso dei suoli e di proporre una riclassificazione delle aree di interesse, può presentare istanza alla Direzione Agricoltura – Settore Tutela e valorizzazione del territorio rurale, irrigazione e infrastrutture rurali – Corso Stati Uniti 21, – 10128 Torino corredata da una relazione pedologica redatta secondo le modalità e le indicazioni contenute nella deliberazione della Giunta regionale n. 88 – 13271 dell’8 febbraio 2010

 

Il proponente ha di fatto prodotto agli atti una tal relazione a firma del Dott. Balzola implicante la non reale appartenenza dell’area alla classe attribuitagli dal PRGC (terreno d’uso agricolo e naturale di classe 1) sul merito della quale non intendiamo esprimerci. Non risulta però che la relazione sia stata sottoposta al vaglio dell’organismo preposto, come indicato dalla  citata Deliberazione Regionale, ne’ tanto meno che sia stata ottenuta da questo approvazione alla riclassificazione dell’area.

Tale relazione presentata in allegato al progetto non può quindi a nostro avviso costituire altro che il risultato di una perizia di parte priva di alcun valore giuridico.

 

Alla luce di quanto esposto, il Comune di Cunico ritiene che l’area indicata a progetto quale sito dell’impianto non possa essere considerata area idonea alla costruzione di un impianto a biogas con potenza uguale o superiore a 250 kW (si vedano anche gli allegati 1.A e 1.B).

Si presenta conseguentemente parere negativo all’autorizzazione.

 

1.2 TUTELA DELL’AMBIENTE E DEL PAESAGGIO: AREE DI PRODUZIONE DI PRODOTTI AGROALIMENTARI TRADIZIONALI.

Prendendo atto che,

  1. l’Art 12, comma 7 del D.Lgs 29 dicembre 2003, n. 387 cita: Gli impianti di produzione di energia elettrica, di cui all’articolo 2, comma 1, lettere b) e c), possono essere ubicati anche in zone classificate agricole dai vigenti piani urbanistici. Nell’ubicazione si dovrà tenere conto delle disposizioni in materia di sostegno nel settore agricolo, con particolare riferimento alla valorizzazione delle tradizioni agroalimentari locali, alla tutela della biodiversità, così come del patrimonio culturale e del paesaggio rurale di cui alla legge 5 marzo 2001, n. 57, articoli 7 e 8, non che del decreto legislativo 18 maggio 2001, n. 228, articolo 14.”
  1. con la  Deliberazione della Giunta Regionale 30 gennaio 2012, n. 6-3315 – Individuazione delle aree e dei siti non idonei all’installazione ed esercizio di impianti per la produzione di energia elettrica alimentati da biomasse, ai sensi del paragrafo 17.3. delle “Linee guida per l’autorizzazione degli impianti alimentati da fonti rinnovabili” di cui al decreto ministeriale del 10 settembre 2010 –  la Regione Piemonte risponde alla chiamata posta dal suddetto DM a “conciliare le politiche di tutela dell’ambiente e del paesaggio con quelle di sviluppo e valorizzazione delle energie rinnovabili” attraverso atti di programmazione congruenti con la quota di burdensharing loro assegnata ai sensi della legge 244/2007, assicurando uno sviluppo equilibrato delle diverse fonti; dove nel testo di tale Deliberazione si legge: “Nel caso in cui si verifichi che i terreni classificati dai vigenti PRGC a destinazione d’uso agricola in cui si intende realizzare l’impianto rientrano nell’area geografica di produzione di prodotti a Denominazione di Origine e sono destinati a coltivazioni per la produzione di prodotti a Denominazione di Origine o di Prodotti Agroalimentari Tradizionali, questi sono da considerarsi inidonei”;

 

  1. che analoga definizione è parimenti riportata dal P.E.P. della Provincia di Asti dove al capitolo Criteri Localizzativi si elencano tra le aree non idonee alla localizzazione degli impianti a biogas “le aree agricole interessate da produzioni agricolo-alimentari di qualità (…) e/o di particolare pregio rispetto al contesto paesaggistico-culturale”.

Avendo inoltre accertato, come da documentazione allegata  – si veda allegato 1.C (Carta della Potenzialità alla Produzione del Tartufo Bianco Pregiato), la comprovata vocazione tartufigena della zona oggetto dell’intervento in esame, dichiarata nella suddetta carta come ad “alta classe di attitudine”,  il Comune di Cunico richiede espressamente alla Provincia quale ente gestore della procedura di autorizzazione unica che venga espresso parere negativo alla domanda di autorizzazione presentata dalla ditta Molinasso per “la costruzione e l’esercizio dell’impianto di produzione di energia elettrica e termica da biogas alimentato a fonte rinnovabile quale la fermentazione di biomasse e reflui agricoli di potenza nominale prevista pari a 999 KW, da ubicarsi nel Comune di Cunico (AT) località Stazione, Strada Comunale Montà, foglio 8 particelle 381 – 382 – 383 – 395 (parte) nonché delle seguenti opere connesse ed infrastrutture indispensabili alla costruzione ed all’esercizio dello stesso: opere di connessione alla rete elettrica”.

A sostegno di tale richiesta si puntualizza in particolare che:

a)     il tartufo costituisce prodotto agroalimentare inserito nell’elenco P.A.T. della Regione Piemonte;

b)     per sua natura la produzione dei tartufi è intrinsecamente legata alla specifica natura del terreno, non costituisce quindi coltura trasferibile in altro luogo ma bensì risorsa unica e non riproducibile. Considerando in particolare l’estensione e i volumi di scavo previsti per la costruzione dell’impianto in esame e la conseguente rimozione del substrato fertile si ritiene che, ancor quando questo venisse dismesso e il sito opportunamente ripristinato ad area agricola (come si evince dai documenti di progetto l’ipotesi è considerata improbabile dal proponente stesso), la perdita risulterebbe comunque non recuperabile.

1.3 TUTELA DELL’AMBIENTE E DEL PAESAGGIO: BENI PAESAGGISTICI

Con riferimento ai Criteri Localizzativi  indicati dal Piano Energetico Provinciale della Provincia di Asti che definisce come NON IDONEEE:

le zone all’interno di coni visuali la cui immagine è storicizzata e identifica i luoghi anche in termini di attrattività turistica e di notorietà.

 

Si porta all’attenzione della Conferenza dei Servizi che il sito è posto chiaramente all’interno dei coni visuali relativi al Castello di Colcavagno (inserito all’interno del circuito Castelli Aperti) e della chiesa di San Nazario e Celso a Montechiaro, una delle testimonianze più riconosciute del Romanico Astigiano.

In particolare rispetto a quest’ultimo, distante circa 7-800 metri in linea d’aria, si fa presente che nulla viene menzionato nello studio di inserimento paesaggistico allegato al progetto e sue integrazioni. Si allega relativa documentazione fotografica (allegato 1.D) atta a evidenziare la visibilità del sito dell’impianto proposto all’interno del cono visuale della Chiesa di San Nazario e Celso.

Inoltre, dopo più attento esame, si giudicano inidonee le misure di mitigazione ambientale proposte dal proponente.

In supporto a tale tesi si presenta evidenza – vedi studio di proiezione grafica, come da allegato 1.E – di come, anche data la posizione elevata dei punti di visuale rispetto al sito posizionato a fondo valle,  qualsiasi barriera di mitigazione visiva dovrebbe necessariamente avere un’altezza minima di  15 metri per poter risultare efficiente.

Inoltre, in merito alle barriere proposte si puntualizza che:

1)    i pioppi ad alto fusto (o altre specie autoctone) suggeriti a progetto richiedono un periodo di circa 15 anni per raggiungere un’altezza vicina a quella necessaria, dopo di che giungono al termine del proprio ciclo di vita e richiedono l’abbattimento. Nel caso dei pioppi già esistenti si prevede quindi a breve la necessità di abbattimento e ripristino. Per quanto concerne le nuove piantumazioni si sottolinea che il completo sviluppo coinciderà con il termine della vita utile prevista per l’impianto (circa 15 anni).

2)    In ogni caso, le specie autoctone ad alto fusto suggerite a progetto hanno tutte esclusivamente carattere deciduo, implicitamente la mitigazione risulterebbe perciò limitata al periodo primavera-estate;

Considerata quindi la valenza ambientale paesaggistica dell’area e l’impossibilità di fornire mitigazione visiva sufficiente:

Il Comune di Cunico presenta conseguente richiesta di parere negativo all’autorizzazione.

2. IN MERITO AI TITOLI IDONEI ABILITATIVI ALL’AUTORIZZAZIONE  DELL’INTERVENTO, PER PROPRIA COMPETENZA DI PIANIFICAZIONE URBANISTICA, IL COMUNE DI CUNICO SI ESPRIME COME SEGUE:

2.1 MANCATA DISPONIBILITA’ DEI TERRENI RELATIVI AL SITO DELL’IMPIANTO.

E’ stata prodotta evidenza dei precontratti di acquisto delle particelle interessate dall’intervento da parte del proponente.

A seguito della lettera raccomandata a firma Marco Sovena, ricevuta da questo ufficio in data 09/08/2012 e già prodotta agli atti, si è però riscontrato:

  1. che, in qualità di affittuario, il Sovena, evidenziando di non aver ricevuto alcuna informazione in merito alla promessa di vendita relativa alla particella n.381 , foglio 8, richiede ufficiale comunicazione riservandosi eventuale esercizio dei propri diritti di  prelazione all’acquisto come ai sensi di Legge;
  2. il contratto d’affitto regolarmente registrato tra il Sovena e l’attuale proprietario (vedi allegato 2.A) ha piena validità fino alla propria naturale data di scadenza fissata dal contratto stesso all’11/11/2016. Nessuna documentazione è stata prodotta che attesti un’eventuale rinuncia del Sovena ai propri diritti di affittuario.

Ai sensi dell’articolo 12, comma 4-bis del D.Lgs 387 del 2003, considerata l’evidente non disponibilità dei terreni sopra evidenziata, il Comune di Cunico ritiene non esistenti i titoli idonei abilitativi all’autorizzazione dell’intervento. Si sottolinea che le disposizioni di legge in merito, con l’inclusione del DGR 5-3314 del 30 gennaio 2012, prevedono con chiarezza che tali titoli debbono essere presentati in sede autorizzativa e non demandati a date o momenti successivi.

 

 

2.2 MANCATA DIMOSTRAZIONE DELLA DISPONIBILITA’ CERTA DELLE BIOMASSE DA COLTURA DEDICATA E DEI TERRENI PER LO SPANDIMENTO DEL DIGESTATO.

Si evidenzia che il paragrafo f) dell’Allegato 1 alla Deliberazione della Giunta Regionale 30 gennaio 2012, n. 5-3314 “Indicazioni procedurali in ordine allo svolgimento del procedimento unico di cui all’articolo 12 del decreto legislativo 29 dicembre 2003, n. 387, relativo al rilascio dell’autorizzazione alla costruzione ed esercizio di impianti per la produzione di energia elettrica da fonte rinnovabile” recante disposizioni in merito alla Documentazione minima da Presentare all’istanza di autorizzazione, indica espressamente:

“Per garantire la producibilità dell’impianto, le biomasse utilizzate devono essere effettivamente disponibili almeno nella misura del 70% dell’approvvigionamento necessario al funzionamento dell’impianto stesso. Qualora l’approvvigionamento avvenga da colture dedicate coltivate nel territorio regionale, la disponibilità effettiva deve essere dimostrata attraverso idonei contratti preliminari o definitivi.”

Uguali garanzie sono inoltre richieste in merito alla disponibilità effettiva dei terreni identificati dal piano di utilizzo e spandimento del digestato.

Si sottolinea che, secondo quanto riportato dalla letteratura e stampa del settore, l’attuale trend al rialzo dei prezzi di mais e altre biomasse non è previsto interrompersi nei prossimi anni. In ragione di ciò pare ancor maggiormente importante fornire le garanzie di producibilità intese dal legislatore. Si ritiene inoltre che, al fine di assolvere allo scopo preposto, la richiesta di tale garanzia debba essere intesa per l’intera durata della vita utile prevista dell’impianto, definita a progetto in 15 anni.

Analizzando la documentazione presentata dal proponente e successive integrazioni non risulta che tali contratti siano stati presentati pur essendo questi già stati precedentemente richiesti dall’Ufficio A.S.L. con lettera del 12 Giugno protocollata agli Atti.

In virtù delle chiare disposizioni di legge in merito, il Comune invita quindi la Provincia ad esercitare richiesta degli idonei titoli prima di un eventuale rilascio dell’autorizzazione o, in caso contrario, a dare atto alla non procedibilità dell’istanza autorizzativa come dal paragrafo 2 del suddetto DGR 5-3314.

2.3 MANCATA RICHIESTA DI NULLA OSTA ALLA POSA DELL’ELETTRODOTTO INTERRATO IN ATTRAVERSAMENTO DELLA STRADA COMUNALE MONTA’.

In seguito alla recente presa in esame delle integrazioni prodotte dal proponente successivamente lo svolgimento della seconda conferenza dei servizi, ed in particolare alla tavola “ESTRATTO CTR E CATASTALE PERCORSO ELETTRODOTTO ENEL CABINA DI CONSEGNA/CESSIONE E PARTICOLARI” si rileva che la realizzazione del suddetto elettrodotto richiede necessariamente l’attraversamento interrato della strada comunale Montà.

Si rende noto alla Conferenza che nessuna domanda di nulla osta a tale intervento è pervenuta agli uffici del Comune di Cunico da parte del proponente. La mancata richiesta, corredata dai necessari dettagli di progetto (tra cui ampiezza e profondità del tracciato, adeguate misure di isolamento e sicurezza, etc),  ha determinato la non verifica di fattibilità entro i termini della presente Conferenza. Ne consegue, allo stato attuale, l’impossibilità da parte del Comune di Cunico di fornire assenso all’intervento stesso.

 

 

 

2.4 MANCANZA DI IMPEGNO A CORRISPONDERE LE GARANZIE FINANZIARIE PREVISTE A NORMA DEL DGR 5-3314.

Secondo quanto definito al paragrafo 14 “Garanzie finanziarie” della Deliberazione della Giunta Regionale 30 gennaio 2012, n. 5-3314, oltre a garantire tramite fideiussione il ripristino dello stato dei luoghi, si prevede che:

“Ai sensi dell’articolo 1 quinquies del d.l. 8 luglio 2010, n. 105, convertito con modificazioni dalla legge 13 agosto 2010, n. 129 (Misure urgenti in materia di energia), ai fini di contrastare le attività meramente speculative, l’istanza di autorizzazione deve essere accompagnata dall’impegno alla prestazione di congrue garanzie finanziarie (indicativamente pari a 50,00 euro per kW) per assicurare l’effettiva realizzazione dell’impianto. (…) La garanzia finanziaria è stabilita in favore dei Comuni sede dell’impianto.”

 

Tale impegno a corrispondere le garanzie finanziarie di cui sopra – definito dalla Deliberazione stessa quale parte integrante della Documentazione minima da Presentare all’istanza di autorizzazione (si veda il par. p) dell’Allegato 1) – non risulta essere stato prodotto dal proponente.

In virtù delle chiare disposizioni di legge in merito, il Comune invita quindi la Provincia ad esercitarne richiesta prima di un eventuale rilascio dell’autorizzazione o, in caso contrario, a dare atto alla non procedibilità dell’istanza autorizzativa come dal paragrafo 2 del suddetto DGR 5-3314.

2.5 NON PLAUSIBILITA’ DEL PIANO FINANZIARIO.

La relazione tecnica presentata dal proponente include, come richiesto quale documentazione minima dal DGR 5-3314, il Piano Finanziario di progetto. E’ chiaro l’intento da parte del legislatore di verificare in questo modo la fattibilità economica dell’intervento proposto e la conseguente  producibilità dello stesso.

Tale Piano Finanziario è stato sviluppato e redatto basandosi sul presupposto fondamentale che l’impianto sarà in funzione e connesso alla rete entro il 31 dicembre 2012 e che, in quanto tale, sarà in grado di usufruire della tariffa unica di 28,00 cent/KW/h attualmente in vigore.

Si osserva come, trovandoci a fine agosto, tale assunto risulti oggettivamente irrealizzabile. L’ormai sicuro avvio dell’impianto in data successiva al 31/12 implica che lo stesso sarà invece soggetto alle nuove tariffe previste dal D.M. Sviluppo Economico del 06 luglio 2012. E’ risaputo come le nuove tariffe siano inferiori alle attuali ancor che siano previsti premi aggiuntivi per impianti con caratteristiche diverse da quello in esame per dimensione e tipologia delle biomasse utilizzate.

E’ evidente perciò che il Piano Finanziario presentato non possa essere considerato plausibile e che venga in questo modo minata la validità del progetto presentato.

Il Comune di Cunico invita quindi la Provincia a prendere in considerazione tale osservazione nella formulazione del proprio giudizio conclusivo.

3. IN MERITO ALLA  TRANSITABILITA’ DELLA STRADA COMUNALE MONTA’, PER PROPRIA COMPETENZA DI GESTIONE DELLA SICUREZZA DELLA VIABILITA’ LOCALE, IL COMUNE DI CUNICO SI ESPRIME COME SEGUE:

 

A seguito di sopraluogo si è rilevata la presenza lungo il tratto della strada comunale Montà che costituirebbe accesso al sito di un ponte in cemento armato di circa 2 metri di campata in attraversamento del sedime del Rio Longoria. Tale ponte è stato costruito per consentire il traffico sporadico di mezzi agricoli.  Non si ritiene che i calcoli di sollecitazione statica utilizzati per la sua progettazione abbiamo potuto prevedere l’intensità ed il carico di transito che l’esercizio dell’impianto proposto comporterebbe (si veda immagine all’allegato 3.A).

Si ricorda infatti che la percorrenza prevista, così come si evince dalla documentazione presentata dal proponente, consisterebbe di una media giornaliera di accesso all’impianto di circa 9 trattori con annesso rimorchio e/o spandiconcime, con punte fino a 22 durante il periodo di raccolta (n.60 giorni circa). A questi vanno sommati naturalmente altrettanti viaggi in uscita.

Va inoltre considerato il considerevole peso dei mezzi a vuoto (circa 10 ton) e del materiale trasportato (ulteriori 15 ton).

Preso atto di quanto sopra il Comune, conscio delle proprie responsabilità in merito alla sicurezza della viabilità locale, in particolar modo per quanto concerne le strade di propria competenza diretta quale la strada comunale Montà, intende procedere ad una verifica della solidità statica del suddetto ponte. Non si esclude che il risultato di tale perizia possa comportare la necessità di imporre un divieto al traffico in attraversamento al ponte per i mezzi superiori ad un peso da stabilirsi ma comunque potenzialmente non sufficiente a garantire l’accessibilità del sito.

Ne consegue, allo stato attuale, ulteriore motivo di NON AUTORIZZABILITA’ dell’impianto.

 

4. IN MERITO ALLA CARATTERISTICHE AMBIENTALI DELL’IMPIANTO PROPOSTO, PER PROPRIA COMPETENZA DI TUTELA DEGLI SPECIFICI INTERESSI DI RILIEVO COMUNALE CONNESSI AL GOVERNO DEL TERRITORIO E ALLA TUTELA DELLA SALUTE PUBBLICA, IL COMUNE DI CUNICO SI ESPRIME COME SEGUE:

 

 

4.1 RICHIESTA DI IMPIANTO DI POST-COMBUSTIONE DEI FUMI.

Premesso che il Comune mantiene la propria posizione di opposizione alla costruzione del presente impianto, si rileva che le emissioni del motore cogenerativo, così come evidenziate dalla documentazione di progetto presentata dal proponente, corrispondono esattamente ai limiti massimi di legge come prescritti dal D.Lgs 152/06.

Tenendo per altro in dovuta considerazione:

  1. l’apporto alle emissioni in aria conseguente al notevole traffico veicolare che risulterebbe dall’esercizio dell’impianto, nonché il carico emissivo già esercitato nell’area dall’impianto di biogas di prossimo avviamento nel territorio del comune di Montiglio Monferrato,
  1. nonché i principi generali espressi dalla Legge Regionale 43/00 – Disposizioni per la tutela dell’ambiente in materia di inquinamento atmosferico  – Prima attuazione del Piano regionale per il risanamento e la tutela della qualità dell’aria,

richiede, come prescrizione imprescindibile ad una non auspicata autorizzazione dell’impianto a biogas in esame, l’adozione di un impianto di post combustione dei fumi in uscita dal motore cogenerativo al fine di ridurre tali emissioni a valori quanto più prossimi allo zero.

4.2 RICHIESTA DI LIBERO ACCESSO AI REGISTRI DI CONTROLLO

Fatta salva la premessa di cui sopra, e vista la coesistenza di più impianti insistenti sul medesimo territorio, il Comune, dovendo tutelare una posizione giuridicamente rilevante (culpa in vigilando: l’oggetto della vigilanza è strettamente connesso alla garanzia di mantenimento di condizioni ambientali non nocive per la cittadinanza tutta),

ritiene proprio diritto, a guisa di garante della salute pubblica, di formulare la richiesta, come prescrizione imprescindibile ad una non auspicata autorizzazione dell’impianto a biogas in esame, di avere libero accesso a tutti i registri obbligatori di:

  • entrate (in input al fermentatore),
  • uscite (digestato per spandimento, reflui, emissioni, etc)
  • frequenza di accensione della torcia.

Ciò al fine di garantire livelli di emissione quantomeno in linea con i minimi di legge.

 

4.3 ALTRE PRESCRIZIONI INTEGRATIVE

Il Comune di Cunico, nel suo ruolo di garante locale della salute pubblica e di governo del territorio, si associa inoltre ad ogni osservazione ostativa o prescrizione integrativa separatamente espressa dagli uffici dell’ARPA e dell’ASL.

Ciò in particolare per quanto concerne la richiesta di riduzione del bacino di approvvigionamento entro i 30 km di raggio dal sito dell’impianto (calcolato in base alla distanza di percorrenza stradale, come indicato dal PEP della Provincia di Asti), nonché del bacino di spandimento dei reflui entro e non oltre i 15 km.

Si ritiene inoltre che le risposte presentate dal proponente alle osservazioni dei suddetti Uffici siano state spesso generiche ed evasive. Il Comune di Cunico si augura che ciò verrà preso in debito conto in fase decisoria.

In ultimo, e pur senza negare la validità di quanto sopra espresso e richiesto,

5. IN MERITO ALL’AMMISSIBILITA’ AL PROCEDIMENTO DI AUTORIZZAZIONE SEMPLIFICATA DELL’IMPIANTO DI ESSICCAMENTO DEL DIGESTATO, PER PROPRIA COMPETENZA DI PIANIFICAZIONE URBANISTICA, IL COMUNE DI CUNICO SI ESPRIME COME SEGUE:

 

In data 24/04/2012 il proponente ha depositato agli atti domanda per “il rilascio dell’autorizzazione unica di cui all’art.12 del D.Lgs. 29/12/2003, n. 387, per la costruzione e l’esercizio dell’impianto di produzione di energia elettrica e termica da biogas alimentato a fonte rinnovabile quale la fermentazione di biomasse e reflui agricoli di potenza nominale prevista pari a 999 Kw, da ubicarsi nel Comune di Cunico (AT) località Stazione, Strada Comunale Montà, foglio 8 particelle 381 – 382 – 383 – 395 (parte) nonché delle seguenti opere connesse ed infrastrutture indispensabili alla costruzione ed all’esercizio dello stesso: opere di connessione alla rete elettrica. La domanda è stata indirizzata alla Provincia di Asti, Servizio Ambiente quale soggetto istituzionale delegato al rilascio della suddetta autorizzazione unica.

L’Articolo 12 del citato D.Lgs. definisce infatti che  “La costruzione e l’esercizio degli impianti di produzione di energia elettrica alimentati da fonti rinnovabili (…), come definiti dalla normativa vigente, nonché le opere connesse e le infrastrutture indispensabili alla costruzione e all’esercizio degli impianti stessi, sono soggetti ad una autorizzazione unica (..).”

Stante che:

1)     le opere connesse ed infrastrutture indispensabili, come da domanda di autorizzazione presentata dal proponente, sono definite quali: opere di connessione alla rete elettrica;

2)     II Decreto Ministeriale 4 agosto 2011, entrato in vigore il 19 settembre 2011, ribadisce che un impianto cogenerativo deve essere valutato singolarmente. Come già osservato dal GSE, i cosiddetti “confini di sistema” non devono includere altri sistemi o altre apparecchiature se non l’unità cogenerativa. I “confini di sistema” devono essere stabiliti in maniera univoca, definendo i limiti del processo di cogenerazione stesso, dividendo l’unità di generazione dall’area di consumo, anche se in pratica queste possono coincidere in un medesimo sito. Sono ad esempio escluse caldaie non direttamente impegnate nel processo di cogenerazione, anche se presenti nella struttura che ospita l’impianto.

Tale concetto è stato successivamente ribadito dal Dm Sviluppo economico 6 luglio 2012 – Incentivazione della produzione di energia elettrica da impianti a fonti rinnovabili diversi dai fotovoltaici – Attuazione articolo 24 del D.Lgs 28/2011 – dove al Titolo I, Articolo 2 si legge:

 

“Definizioni

 

1. Ai fini del presente decreto si applicano le definizioni riportate all’articolo 2 del decreto legislativo n. 28 del 2011, le definizioni di cui all’articolo 2 del decreto legislativo n. 79 del 1999, escluso il comma 15, le definizioni riportate all’articolo 2, comma 1, del decreto legislativo n. 387 del 2003, con esclusione delle lettere a) ed e), le definizioni di cui all’articolo 183 del decreto legislativo n. 152 del 2006 e successive modificazioni, integrate dalle seguenti definizioni:

a) impianto alimentato da fonti rinnovabili: è l’insieme delle opere e delle apparecchiature, funzionalmente interconnesse, destinate alla conversione dell’energia rinnovabile in energia elettrica. Esso comprende in particolare:

i) le opere, compresi eventuali edifici e i macchinari che consentono l’utilizzo diretto oppure il trattamento della fonte rinnovabile e il suo successivo utilizzo per la produzione di energia elettrica;

ii) i gruppi di generazione dell’energia elettrica, i servizi ausiliari di impianto, i trasformatori posti a monte del o dei punti di connessione alla rete elettrica, nonché i misuratori dell’energia elettrica funzionali alla quantificazione degli incentivi. Nell’allegato 2 sono indicate, per ciascuna tipologia di impianto, le principali parti che lo compongono.”

Per completezza riportiamo di seguito stralcio pertinente del suddetto Allegato.

“ALL2

1.1.6 Impianti alimentati da biogas

Impianto a biogas: è l’insieme del sistema di stoccaggio/vasche idrolisi delle biomasse, delle apparecchiature di trasferimento ai digestori del substrato, dei digestori e gasometri, delle tubazioni di convogliamento del gas, dei sistemi di pompaggio, condizionamento e trattamento del gas, di tutti i gruppi di generazione (gruppi motore-alternatore) e del sistema di trattamento dei fumi.”

3)     Quanto sopra è per altro coerente con la documentazione di progetto presentata dal proponente, anche tenendo conto di tutte le successive integrazioni. A titolo esemplificativo riportiamo in allegato lo “Schema a blocchi del processo produttivo” estratto da tale documentazione (si veda allegato 5.A)

Il Comune di Cunico ritiene che, ancorché presentato dal proponente contestualmente alla stessa domanda di approvazione unica e relativa documentazione di progetto, l’impianto di Essiccamento del Digestato non possa, secondo la normativa citata sopra, essere in alcun modo considerato come appartenente ai confini dell’impianto di biogas oggetto della presente procedura di autorizzazione. Trattasi infatti di un processo di trasformazione che, per quanto considerabilmente virtuoso per l’utilizzo che esercita dell’energia termica prodotta dal motore costituente il gruppo di cogenerazione, si posiziona a valle del flusso produttivo dell’impianto di cogenerazione alimentato a biogas e non è in alcun modo inerente tale flusso produttivo.

Ritiene per tanto che tale Impianto di Essiccamento non possa essere oggetto dell’autorizzazione unica in corso ma bensì che la sua autorizzazione debba essere presentata parallelamente secondo le procedure adeguate e sottoposto all’attenzione dell’amministrazione pubblica avente competenza.

In merito ad un’eventuale contro-osservazione che possa identificare tale impianto di Essiccamento del Digestato quale opera connessa all’impianto di Biogas, ancor che non così presentato a progetto, si fa presente che:

  • non si considera valida l’interpretazione più volte fornita dalla Provincia che l’impianto di Essiccamento possa essere assimilabile ad un impianto di teleriscaldamento e che, essendo quest’ultimo tipo di impianto ripetutamente stato definito come ‘opera connessa’ da varie sentenze del TAR (si porta ad esempio la sentenza n.1342 del 21/12/2011 emessa dal TAR Piemonte), lo stesso valga per l’impianto di Essicamento a progetto. Si sottolinea infatti come un impianto di teleriscaldamento costituisca sempre ed unicamente rete di distribuzione dell’energia termica prodotta in cogenerazione verso l’utente finale – sia questo un gruppo di edifici privati o pubblici, impianto industriale, serra, etc. – rimanendo poi a carico di tale utente finale la conversione del proprio impianto di riscaldamento privato al fine dell’utilizzo del calore utile.

L’impianto di Essicamento, così come delineato a progetto, costituisce invece in sé tanto rete distributiva quanto utente finale del calore utile prodotto.

  • L’accettazione della tesi per cui l’impianto di Essicamento costituisca opera connessa implicherebbe quindi  che l’utilizzo dell’energia termica prodotta in regime cogenerativo ricada paradossalmente nella definizione di autoconsumo e conseguentemente nel caso espresso dalla sentenza del TAR Piemonte no. 550/2012 dove si legge:

“Contesta parte ricorrente che il progetto presentato sia stato ritenuto autorizzabile nelle forme proposte, considerando tra l’energia termica utile a destinazione industriale l’autoconsumo, e quindi l’alimentazione dell’impianto stesso. Sul punto i chiarimenti dell’AEEG sono stati esaustivi; si è così chiarito che l’energia impiegata per l’autoconsumo non può in alcun modo essere computata nell’energia termica utile al fine di verificare il rispetto del limite termico, così come sostenuto dai ricorrenti.”

A seguito di tutto quanto sopra riportato, il comune di Cunico richiede perciò lo scorporo di tale impianto in tutte le sue parti ed aspetti dalla domanda di autorizzazione unica presentata dalla ditta Molinasso.

Come menzionato sopra, opportuna domanda di autorizzazione per la costruzione e l’esercizio dell’Impianto di Essiccamento del Digestato potrà naturalmente essere presentata secondo le dovute procedure. Non rientrando comunque nelle tipologie previste dal D.Lgs. 29/12/2003, n. 387 non si ritiene che possa essere oggetto di procedura semplificata di autorizzazione unica ma che debba invece sottostare alle normali regole di pianificazione gestite dal Piano Regolatore Comunale. Ciò anche in base alle regole di sussidiarietà verticale e di leale cooperazione come normate dal legislatore.

In ultimo, considerata la sostanziale modifica alla natura del progetto presentato e fino a qui discusso e analizzato che tale scorporo comporterebbe, il Comune ritiene di presentare conseguente istanza di decadimento della procedura di autorizzazione unica in corso.

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Una risposta a “In contemporanea con lo svolgimento della Conferenza, ecco il documento presentato dal Comune di Cunico

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